Museo del Tesoro di San Gennaro

Sette secoli di storia, un viaggio attraverso donazioni di papi, imperatori, re, uomini illustri e persone comuni, per ricostruire uno dei più importanti e ricchi tesori d’arte orafa al mondo, il leggendario Tesoro di San Gennaro.

Con venticinque milioni di devoti sparsi in tutto il mondo, San Gennaro è il santo cattolico più famoso e conosciuto nel mondo. Il Tesoro a lui dedicato è unico nel suo genere: formatosi lungo settecento anni di storia, grazie alle numerose donazioni, si è mantenuto intatto da allora, senza mai subire spoliazioni e senza che i suoi preziosi fossero venduti. A proteggerlo la Deputazione della Real Cappella del Tesoro, organizzazione laica voluta da un voto della Città di Napoli il 13 gennaio 1527 deputata prima alla sovrintendenza sulla costruzione della Cappella dedicata al Santo nel Duomo di Napoli, poi alla difesa della collezione da minacce esterne. Ancora oggi formata da dodici famiglie che rappresentano gli antichi “seggi” di Napoli.

La mostra offre l’occasione per approfondire dal punto di vista scientifico l’inestimabile valore artistico e culturale del Tesoro. Il percorso espositivo analizza il culto di San Gennaro, dalle sue origini, allo splendore dei due capolavori più straordinari della collezione: la Collana di San Gennaro, in oro, argento e pietre preziose, realizzata da Michele Dato nel 1679 e la Mitra, in argento dorato con diamanti, rubini, smeraldi e due granati, creata da Matteo Treglia nel 1713, e della quale ricorre quest’anno il terzo centenario.

Intrisa di significato la scelta delle pietre preziose da impiegare. Settanta opere di inestimabile valore, lungo un percorso affascinante alla scoperta del Tesoro di San Gennaro e la sua lunghissima storia legata a doppio filo a Napoli, tra devozione e pregiudizio, fede e incredulità.

Questa è la straordinaria storia di un popolo, questo è il tesoro di San Gennaro.

Una storia di devozione e fede, dove realtà e leggende popolari si sovrappongono ed intrecciano, rendendo San Gennaro uno dei martiri cattolici più conosciuti e rispettati al mondo.

San Gennaro: Storia, mito e venerazione

San Gennaro nasce probabilmente nel 272 d.C. a Benevento, città di cui diventerà Vescovo. Trova riscontro nei documenti invece la data di morte, avvenuta nel 305 d.C.. Le testimonianze dell’epoca riportano che il Santo si stava recando a Miseno ad assistere ad una liturgia, quando fu bloccato lungo la strada e catturato perché cristiano. In prigione, rifiutandosi di sconfessare la sua fede, venne condannato a morte. Si sa inoltre che San Gennaro in un primo momento doveva essere torturato dalle belve dell’Anfiteatro Flavio; successivamente invece la pena fu modificata e il Santo venne decapitato presso la Solfatara, un vulcano vicino a Pozzuoli. La tradizione racconta che la motivazione principale del cambiamento di condanna fu un miracolo: grazie ad una benedizione del Santo le fiere dell’Anfiteatro si inchinarono a lui, rifiutandosi di toccarlo.

Nel momento del martirio, dopo l’esecuzione, vennero riempite due ampolle con il sangue di San Gennaro, reliquie che rimarranno per sempre legati all’iconografia del Santo.

Fu sepolto probabilmente ad Agnano, una conca nelle vicinanze della Solfara. Da questo luogo, nel V secolo, i suoi resti vennero spostati sulla collina di Capodimonte, all’interno delle catacombe che oggi portano il suo nome. Si narra che durante la traslazione, avvenne per la prima volta il miracolo della liquefazione del sangue. La prima testimonianza storicamente attestata del miracolo risale invece al 1389: i cronisti medievali riportano che durante una processione pubblica, il sangue delle ampolline passò dallo stato solido allo stato liquido.

Dopo la prima manifestazione del miracolo, il culto di San Gennaro continuò a raccogliere sempre più fedeli, che regolarmente andavano a far visita alle spoglie custodite nelle catacombe. Per rendere omaggio al patrono, nel 1497, le reliquie e le ampolle del sangue vennero collocate all’interno di una nuova cripta decorata in marmo, costruita sotto il presbiterio della cattedrale.

Nei secoli la devozione dei napoletani per San Gennaro si rafforza. Nel 1527 la città tormentata da calamità decide di fare un voto al Santo: il popolo, in cambio di proiezione dai flagelli, avrebbe costruito una nuova sede per il reliquiario del sangue. Nel 1608, sotto la supervisione della Deputazione, inizia quindi la costruzione della Real Cappella che terminerà nel 1646.

All’affetto del popolo napoletano si aggiunge la fede di regnanti e personaggi illustri, devozione che erano soliti esprimere attraverso preziosi doni in onore del Santo. Questa usanza ha portato nel tempo alla creazione del Tesoro di San Gennaro, collezione ancora oggi conservata presso il Duomo.
Da secoli il miracolo si ripete ininterrottamente più volte l’anno, in date significative per la storia del Santo: il sabato precedente la prima domenica di maggio, in memoria della traslazione; il 19 settembre, data in cui il Santo fu martirizzato; il 16 dicembre, giorno in cui grazie all’intercessione del Santo cessò l’eruzione del Vesuvio del 1631.

Curiosità per San Gennaro

Lo smeraldo e i diamanti…

Secondo la tradizionale simbologia lo smeraldo rappresentava l’unione della sacralità di San Gennaro con l’emblema dell’eternità e del potere, i rubini il sangue dei martiri e i diamanti il simbolo della fede inattaccabile. Lunga la lista degli illustri donatori, tra i quali alcune personalità importanti: Maria Carolina d’Austria, Vittorio Emanuele II e il cognato di Napoleone, Gioacchino Murat.

Il voto di Napoli…

Tra il 1526 e il 1527, quando Napoli era afflitta da vari problemi (la guerra tra Spagna e Francia, la pestilenza e una violenta eruzione del Vesuvio) il popolo decise di fare un voto a San Gennaro: se il Santo li avesse protetti, i napoletani gli avrebbero eretto una nuova e più ampia Cappella all’interno del Duomo. Ma non si limitarono a questo, decisero di chiamare un notaio e redigere un vero e proprio contratto con San Gennaro! Anche se il Santo non andò a firmare l’atto (per ovvi motivi), aiutò la città a superare le difficoltà che la affliggevano; il popolo mantenne fede al contratto, decidendo di costruire la Cappella del Tesoro.

Un Tesoro per Napoli…

I fondi per la ricostruzione della Cappella del Tesoro non vennero affidati alla Curia, ma furono gestiti autonomamente dai cittadini, costituendo nel 1601 la Deputazione: questa è tuttora composta da due rappresentanti di ogni Sedile della città (antica istituzione amministrativa della città di Napoli), per un totale di dodici membri. La Cappella fu inaugurata nel 1646, e da allora, assieme al Tesoro che custodisce, è sempre appartenuta alla città di Napoli.

Gli orecchini della popolana…

Quando nel 1844 una devastante epidemia proveniente dal Nilo colpì Napoli, una popolana scampata alla peste decise di ringraziare San Gennaro; si recò nella Cappella per pregare il Santo e gli fece un dono prezioso: un paio di orecchini con diamanti e perle. Era il suo unico patrimonio, ricevuto in dote da sua madre, che veniva tramandato di madre in figlia da generazioni. La Deputazione, ritenendolo un gesto nobile, decise di applicare gli orecchini sulla parte superiore del Collare di San Gennaro. Un gesto nobile tra i nobili.

La Regina a mani vuote…

Umberto II di Savoia e Maria José del Belgio, principi consorti, il 4 novembre del 1931 si recarono a Napoli. Il giorno dopo Umberto II, com’era tradizione consolidata tra i potenti europei, si presentò nella Cappella del Tesoro per omaggiare il santo protettore napoletano di una splendida pisside in oro, corallo e malachite, commissionata alla famiglia Ascione di Torre del Greco, fornitore ufficiale di casa Savoia. Qualche anno dopo la moglie Maria José volle recarsi anche lei nella Cappella dedicata a San Gennaro, ma sorprendentemente si presentò a mani vuote. Dopo qualche attimo d’imbarazzo, comprendendo la gaffe che stava compiendo, si sfilò dal dito un bellissimo anello d’oro con diamante e lo donò alla Deputazione. L’anello venne successivamente inserito all’interno del Collare del Santo.

Il Re di Poggioreale…

Anche se il Tesoro di San Gennaro è da sempre custodito a Napoli, durante la seconda guerra mondiale, con la città sotto continuo bombardamento, si ritenne opportuno proteggere maggiormente i preziosi custoditi nella Cappella. Una parte consistente del Tesoro venne affiata a un capitano tedesco, che scortato dall’esercito lo portò a Monte Cassino (base strategica tedesca). Poco dopo però, si venne a sapere che l’abbazia di Cassino sarebbe stata bombardata dagli alleati, quindi si decise di spostare il Tesoro in Vaticano. Finita la guerra, nonostante le insistenze della Deputazione e del Vescovo Alessio Ascalesi il Tesoro non veniva restituito; la preoccupazione cresceva ma del Tesoro non si avevano notizie. Si offrì di recuperarlo Giuseppe Navarra, un palombaro che aveva fatto fortuna durante la guerra con il mercato nero, che partì per Roma con l’arduo compito. Il re di Poggioreale, questo era il suo soprannome, non diede notizie di sé per lungo tempo, tanto che il Vescovo si pentì di aver lasciato mettere le mani sul Tesoro ad un uomo di malaffare, con chissà quali fini. Il 26 gennaio 1947, di sera, dopo mesi di silenzio, il re di Poggioreale si presentò sul piazzale del Duomo con camion pieni di capolavori. Cos’era successo? Navarra, consapevole dei rischi che avrebbe corso percorrendo le strade principali, dissestate e infestate da gruppi di malviventi, volle fare un altro tragitto; decise di passare per le impervie strade degli Appennini, viaggiando di notte e nascondendosi di giorno, impiegando così molto tempo per raggiungere Napoli. Consegnò il Tesoro di San Gennaro nelle mani del Vescovo Ascalesi e all’offerta di una ricompensa rispose, con tono solenne: “Mi basta l’onore di aver reso un servizio a San Gennaro e a voi. Lasciatemi solo baciare il sacro anello, il denaro che mi offrite datelo ai poveri”.

Le parenti di San Gennaro…

Una delle caratteristiche peculiari del culto di San Gennaro sono le parenti. È facile sentirle cantare nell’attesa del miracolo della liquefazione del sangue. La loro origine e denominazione affondano le radici nel passato. Nel 305 d.C., quando San Gennaro venne decapitato, Eusebia, la sua nutrice, raccolse il sangue in due ampolle (usanza comune tra i parenti più prossimi ai giovani cristiani martirizzati). Dopo di lei seguirono una dozzina di donne anziane che ritenevano di essere parenti o discenti del Santo, iniziando così una tradizione che poi è diventata parte essenziale del rito del miracolo. A maggio, a settembre e dicembre, nei giorni del miracolo, le parenti siedono in chiesa in prima fila, parlano al busto di San Gennaro, rivolgendogli esortazioni a non tardare nel miracolo, frasi tenere che Matilde Serao definì “vezzeggiativi scherzosi”. Ma in quei giorni le parenti cantano soprattutto, nenie che affondano le radici nel mondo popolare partenopeo.

I napoletani e San Gennaro…

Nel 1958, durante l’attesa dei fedeli per la liquefazione del sangue che tardava ad arrivare, il Vescovo esortò i fedeli a pregare i patroni di Napoli per accelerare il prodigio. Dopo molte preghiere il sangue ancora non si scioglieva. Si invocò allora San Michele; nemmeno queste orazioni riuscirono a far liquefare il sangue. Si invitò a pregare la Madonna Santissima affinché intercedesse per far avvenire il miracolo. Anche le preghiere alla Madre non sortirono effetto. Il Vescovo si raccomandò infine di invocare San Gennaro. Il sangue dopo pochi minuti si sciolse, tra gli applausi dei fedeli, una parente si alzò in piedi e urlò: “San Gennà nun te vide manca a Maronna”, cioè sei superiore perfino della Madonna. In questa frase liberatoria è condensato l’amore e il rapporto privilegiato tra il Santo e la sua città.

Il tesoro più grande: una scatola di caramelle…

Gli oggetti offerti in dono a San Gennaro dovevano distinguersi per il grande valore artistico affinché fossero accettati dalla Deputazione. Degli oltre 2.200 regali raccolti nei secoli, uno fa eccezione. Una scatola di caramelle, oggetto senza nessun pregio artistico ma che incarna il legame profondo che unisce Napoli al suo Patrono. Ogni sera un incaricato della Deputazione ha il compito di chiudere il cancello della Cappella; un giorno il guardiano incaricato sentì alcune voci che attirarono la sua attenzione. “Gennaro perché non ci parli?” dicevano “Ti abbiamo portato le caramelle perché hai fatto guarire mamma, ma tu non ci rispondi, come facciamo a dartele?”. Erano due bambine, che girandosi videro l’uomo e gli chiesero “Tu conosci Gennaro, è più di un’ora che proviamo a dargli questa scatola di caramelle, ma non risponde!” L’uomo commosso rispose “Sì, Gennaro è un mio amico, datemi le caramelle e gliele farò avere”. Da quel momento la scatola fu conservata assieme agli altri doni del Tesoro.

 

Il Tesoro di Napoli: Il Museo di San Gennaro

Il tesoro di Napoli, l’inestimabile Tesoro di San Gennaro è di nuovo a Napoli ed in esposizione al completo nel museo di via Duomo. Dopo le mostre di Roma e di Parigi, che hanno richiamato centinaia di migliaia di visitatori, il tesoro è tornato al completo nella sua sede di Napoli e vi rimarrà con un nuovo allestimento fino al 21 settembre 2015. Dal 1 gennaio 2015 è stata infatti inaugurata una rinnovata mostra nel Museo del Tesoro di San Gennaro, Museo osannato dalla critica internazionale che l’ha definito “un patrimonio unico al mondo per bellezza artistica e spessore culturale”.

Nella nuova esposizione è stata collocata anche la “leggendaria” Mitra gemmata con 3694 pietre preziose realizzata nel 1713 dall’orafo Matteo Treglia su commissione della Deputazione.

Ma la favolosa Mitra non è l’unico dei gioielli del Tesoro di San Gennaro. Ci sono altri monili che sono capolavori di inestimabile valore artistico ed economico, frutto della grande maestria e dell’arte degli orafi di Scuola napoletana. In particolare c’è la Collana di San Gennaro, iniziata nel 1679 e donata dai Borbone, con ben tredici grosse maglie in oro massiccio alle quali sono appese croci tempestate di zaffiri e smeraldi. Poi c’è il Manto di San Gennaro, letteralmente coperto di pietre preziose e di smalti raffiguranti le insegne araldiche del casato e il Calice d’oro tempestato di rubini, smeraldi e brillanti, del 1761, realizzato da Michele Lofrano. Tra gli altri pezzi unici c’è infine la Pisside, il calice con coperchio, per conservare le ostie, in argento dorato, opera del famoso orafo Domenico Ascione di Torre del Greco che, proveniente dalla patria del corallo lavorato, la costellò di cammei e di decorazioni in malachite.

E questi sono solo alcuni degli straordinari gioielli, veri  capolavori donati al Santo Patrono di Napoli: a completamento del Tesoro abbiamo anche i famosi argenti che rappresentano una parte importante degli immensi beni accumulati negli anni che hanno reso l’inestimabile Tesoro di San Gennaro uno dei più ricchi al mondo al pari di quello della Corona inglese e di quello degli Zar.

Nel Museo sono state previste eccezionali le misure di sicurezza per la straordinaria esposizione della Mitra, uno dei gioielli più preziosi del mondo, che sarà esposto in una delle tre super teche blindate donate dalla Fondazione Roma alla Deputazione dopo la mostra romana.

Breve introduzione sul Duomo di Napoli e sul Museo e sulla Storia di San Gennaro

La costruzione del Duomo di Napoli, voluto da Carlo I d’Angiò, proseguì durante il regno di Carlo II (1285- 1309) e fu completata nel primo ventennio del trecento dal Roberto d’Angiò. La Chiesa, danneggiata da vari eventi sismici, fu spesso restaurata e rimaneggiata e presenta quindi notevoli sovrapposizioni di stili. Il Duomo è a tre navate con abside poligonale, con copertura a capriate lignee nella navata centrale e a crociera nelle laterali. I tre portali che accolgono il visitatore sono opera di Antonio Baboccio da Piperno del 1407. Il portale centrale presenta due leoni del 1300 e la lunetta conserva una Madonna con Bambino scolpita da Tino da Camaino. Lungo le pareti della navata centrale vi sono tele di Luca Giordano; nelle Cappelle laterali si trovano pregevoli sepolcri. Ai lati della tribuna vi sono la Cappella Minutolo, con pavimenti a mosaico e affreschi duecenteschi, e la Cappella Tocco, con un affresco di Pietro Cavallini. Sotto l’Altare vi è il Succorpo di San Gennaro. La Cappella del Tesoro, a pianta centrale, è chiusa da un cancello dorato di Cosimo Fanzago. In questa Cappella si conservano le ampolle con il cranio e il sangue coagulato di San Gennaro che si scioglie due volte all’anno.

Storia e Curiosità su San Gennaro

Le grazie chieste dai Napoletani a San Gennaro

I napoletani sono un popolo molto fantasioso ed esigente e non è insolito che si rivolgano all’aldilà per ricevere le grazie più disparate e stravaganti. San Gennaro è uno dei santi più amati della città e spesso i napoletani si intrattengono con lui in discorsi intimi per chiedergli qualsiasi tipo di grazia: dall’aiuto per un goal del Napoli, alla richiesta dei numeri vincenti per il superenalotto, fino a veri e propri miracoli per la guarigione da gravi malattie.

La grazia più significativa che è stata chiesta a San Gennaro, è stata la protezione dall’impetuosa eruzione del Vesuvio: da quel momento in poi il santo è divenuto parte integrante della città e della vita dei napoletani.

La storia e la leggenda di San Gennaro

La storia di San Gennaro è piuttosto tormentata: tutto cominciò con una semplice visita di cortesia al diacono Sossio a Miseno, che in realtà si trasformò in un viaggio di terrore. Sossio venne arrestato e dopo poco anche Gennaro, a causa della persecuzione avviata dall’imperatore Diocleziano. Il santo fu condannato a morte e doveva essere sbranato dagli orsi insieme ad altri condannati ma, a causa di un evento inaspettato, i programmi cambiarono e fu stabilita la decapitazione dei prigionieri alla Solfatara. Le notizie storiche sulla vita del santo si concludono qui per lasciare spazio invece a quelle delle tradizioni e delle leggende.

La tradizione narra che, alla morte del martire, il suo sangue sia stato raccolto da una donna molto devota che lo sistemò in varie ampolline. Si racconta inoltre che il martire fu decapitato a Pozzuoli su una pietra e che il 19 settembre di ogni anno, giorno della sua morte, questo masso diventi di un rosso molto accesso a causa del sangue del martire che si scioglie. La grande devozione e venerazione che la gente nutre per San Gennaro, è strettamente legata al suo sangue che attualmente è gelosamente conservato all’interno del Duomo di Napoli, insieme con il suo busto, in cui sono situate le ossa che sembra appartengano al suo cranio.

Le ossa di San Gennaro

Il corpo del santo, dall’altissimo valore mistico, dopo essere stato custodito per più di un secolo nell’Agro Marciano, fu sepolto nelle catacombe di Capodimonte. I fedeli non persero tempo e subito cominciarono la devozione del corpo del santo con frequenti visite e preghiere pronunciate in sua memoria. Ma è il caso di dire che neanche da morti si può stare tranquilli: le ossa di San Gennaro furono trafugate dal duca Sicone, che portò il corpo del martire a Benevento. Soltanto 17 anni dopo, le reliquie furono rintracciate e finalmente trovarono nuovamente pace all’interno del Duomo di Napoli, dove tuttora sono custodite.

Il ridimensionamento della venerazione di San Gennaro dopo il Concilio Vaticano del 1964

La venerazione del santo, così sincera, viva e fortemente sentita dai napoletani, subì un grande ridimensionamento in seguito al Concilio Vaticano del 1964. Ma, come è noto, ai napoletani non manca mai la forza di reagire e subito si sviluppò una forte risposta a questa sentenza: tra le tante, famosa è la scritta “San Gennà, futtetenne”, ovvero “San Gennaro, fottitene”, che spiccava fiera sui muri di un vicolo, come a dire che il santo non doveva preoccuparsi di quello che decideva il Concilio perché il popolo napoletano celebrava la sua santità come e più di prima.

Il Miracolo di San Gennaro

Il miracolo di San Gennaro si svolge due volte l’anno, il 19 settembre e il sabato che precede la prima domenica di maggio, e si verifica quando il sangue del santo si liquefa. Napoletani e credenti sparsi in tutto il mondo valutano le sorti della città di Napoli in base al tempo che il sangue impiega a liquefarsi, più è lungo, più il destino appare nefasto. Il primo miracolo del sangue di San Gennaro, storicamente accertato, avvenne il 17 agosto 1389, durante le numerose dominazioni straniere a Napoli. Originariamente nei giorni del miracolo sedevano sulle prime panche della chiesa le cosiddette parenti di San Gennaro, ovvero donne di estrazione popolare, native dei quartieri del Molo Piccolo, che imploravano e sollecitavano il busto del santo affinché il miracolo avvenisse nel minor tempo possibile.

Il Tesoro del Musero di San Gennaro a Napoli

I napoletani sono molto devoti al loro santo patrono e il Museo del Tesoro di San Gennaro, dove è possibile ripercorrere la storia di San Gennaro e cogliere la sua essenza più profonda, è un omaggio che questo popolo porge al proprio santo protettore. Il Museo, tra libri, oggetti e statue che gli appartenevano, è una minuziosa esibizione di tutto quello che riguarda la vita del santo. Tutti i preziosi pezzi, dal grande valore affettivo e sentimentale, sono esposti sopra delle pedane o contenuti in teche molto modeste per creare un suggestivo contrasto tra la pregevolezza delle opere esibite e l’umiltà dei sostegni. Per concludere il percorso in bellezza troverete una rampa di scale che vi condurrà alle Sacrestie dove troverete stupende volte affrescate e meravigliosi marmi.

La costruzione del Museo di San Gennaro non è stata casuale o accidentale, ma è stata programmata in ogni minimo dettaglio, perché era troppo forte la volontà di onorare il santo patrono. Il 13 gennaio del 1527 gli eletti della città di Napoli già stavano pianificando l’edificazione di un luogo che fosse in grado di accogliere in modo adeguato il reliquario di San Gennaro, che in seguito si sarebbe arricchito con opere che avrebbero identificato la personalità multiforme del martire. Ci vollero molti secoli ma finalmente il progetto del Museo trovò un riscontro nella realtà e così venne eretto quello che oggi è conosciuto come il Museo del Tesoro, dove arte e fede diventano una sola cosa.

Esempi di grande artigianato e di un’antica manifattura che si è tramandata nel corso del tempo, gli oggetti esibiti nella sezione degli argenti del Museo del Tesoro di San Gennaro, sono la testimonianza di una lunga tradizione che dura da 7 secoli. Cestelli, pissidi, candelabri, calici e statue dei Santi Patroni, documentano la magistrale esperienza e la straordinaria capacità di argentieri e scultori napoletani che hanno saputo coniugare sapienza tecnica e creatività. Questi splendidi oggetti, attualmente custoditi e preservati da furti e saccheggi, un tempo erano utilizzati quotidianamente in chiesa durante la celebrazione della messa.

San Gennaro festeggiato anche in America

11 giorni di festeggiamenti in onore di San Gennaro nella Little Italy di New York: processioni religiose, sfilate colorate, manifestazioni musicali e una grande scelta di prelibatezze alimentari di origine etnica, dal 10 al 20 settembre di ogni anno. Una festa talmente importante che porta il mondo a Little Italy e contemporaneamente Little Italy nel mondo. Festeggiamenti in grande stile per San Gennaro, interamente dedicati alla comunità italiana di New York per mantenere vivo lo spirito e la fede dei primi immigrati italiani.